…Saluti da Belgrado

posted by

Cartolina

Il sito dell’ente del turismo di Belgrado è molto bello e ricco di notizie. Per anni, mi sono occupato di web content management e so come funzionano cose di questo genere.

L’approccio è quello del marketing, diciamo, ingenuo, pacioso della promozione turistica: descrivere il pittoresco, l’esotico, in maniera pacata ma “poetica”, senza estremi, con un uso dell’emotività controllato e rivolto ad “incuriosire”, ad “attirare l’attenzione” alla ricerca del “fait diver”, senza scatenare passioni forti. Senza amare, senza analizzare (che potrebbe persino essere un modo di amare). Avete presente Patrizio Roversi e Susy Blady? Si possono amare Patrizio Roversi e Susy Blady di Turisti per Caso? I siti degli enti turistici sono proprio come i loro lettori si aspettano che siano. Roba per turisti.

È ovvio che in un sito del genere la guerra non può entrarci (o può entrarci come souvenir, come i bossoli di mitragliatrice venduti alla Bascarsija di Sarajevo trasformati in portachiavi o penne vendute al miglior offerente).

La guerra, dal sito dell’ente del turismo di Belgrado, infatti, viene rimossa ed al suo posto alla pagina “Why Belgrade” troviamo:

“Come to a city where you will feel at home”.

“This is not a tourist slogan but the truth. We are not bearing in mind the well know Serbian hospitality that seems to grow with the number of kilometers our guest has made to come to Belgrade. Belgrade is an unusual mosaic built up by centuries of overlapping civilizations in which everyone finds at least something that reminds him of home, obviously wrapped up in the inimitable Belgrade charm”.

L’ospitalità, il mosaico di civiltà, lo charme di Belgrado: tutto secondo le regole.

Navigando fra le pagine del sito, accessibile e dalla grafica semplice ma elegante, si trovano, poi, un bel po’ di notizie davvero utili per chi volesse visitare la città: accomodation, pub, mappe, eventi aggiornati, cartoline. Siamo, insomma, al massimo livello del “prodotto medio”, che non esclude nessun navigatore, che funziona.

La poesia l’incontri, te la ritrovi davanti quando meno te l’aspetti, con la stessa presenza ingombrante ed imponente di un macigno. Ecco, è emozionante vivere nella lettura il passaggio dall’aurea mediocritas del marketing alla rottura, dalla catena di montaggio alla nascita imprevedibile del punctum, dello spirito di una nazione che si mostra, come un macigno camminando sulle gambe di un eroico quanto anonimo web-content manager.

Si parte dal quadretto. Quando si parla del Belgrade Spirit, alla voce “Politics” si inizia a raccontare il solito racconto, fatto a misura di turista occidentale:

“We amazed the world (at least the democratic one) for the first time, in 1996 and 1997. Rejecting the disputable results of the municipal elections, for 88 days, hundreds of thousands of people took part in street protests against the former dictator. Good humor and unrestrained optimism created a positive energy tidal wave ever seen in the Balkans. It was an festival of democracy, a demonstration of the will of the people, something that seldom happens even in more fortunate countries”.

Tutto secondo i piani.

Ecco, in questo scenario, succede qualcosa di inaspettato, improvvisamente:

“Unfortunately, our model – the western democracies – wasn’t completely innocent itself. From March 24th until June 9th 1999 NATO planes incessantly bombed Belgrade, killing people and destroying building in the very heart of the city. Bridges, power stations, airports were targeted… as well as private houses. An explanation for such crimes against Serbia and Belgrade is hard to find”.

È vero, una spiegazione, la spiegazione che cercano i serbi, è difficile da trovare.